p 62 .
Paragrafo 8 . Il marxismo nell'Europa dell'Ottocento.


Introduzione.

Il  marxismo   una filosofia che ha una rapida diffusione nell'Europa
dell'Ottocento,  innanzitutto come dottrina dell'emancipazione  della
classe  operaia. Le polemiche accademiche dell'Ideologia tedesca  e
della  Sacra famiglia portano alla redazione del Manifesto del Partito
comunista,  con  il quale Marx ed Engels individuano  il  destinatario
reale della loro riflessione filosofica: i proletari di tutti i paesi.
     In  realt il marxismo arriva alle masse operaie spesso in  forma
molto semplificata, attraverso la mediazione dei gruppi dirigenti  dei
partiti  socialisti. All'interno di questi gruppi, per, il  dibattito
si  svolge  spesso a un livello rilevante anche da un punto  di  vista
filosofico.


Il marxismo in Germania.
     
Nel  paese  natale  di  Marx  ed Engels la  diffusione  del  movimento
socialista  fu  molto  rapida:  Bismarck,  nel  1878,  promulg  leggi
eccezionali  contro  i  socialisti,  costringendo  il  movimento  alla
semiclandestinit.  Quando,  nel  1890,  Bismarck  fu  estromesso  dal
potere,  il  dibattito  fra  i  dirigenti  socialisti  -  iniziato  in
occasione  del Congresso di Gotha - riprese con maggior vigore,  anche
in  vista  di  un  nuovo Congresso da tenersi a  Erfurt,  in  Turingia
(Germania  centrale), nel 1891. In questa occasione furono  pubblicate
sulla  rivista  del  partito (Die Neue Zeit, Il  Tempo  nuovo)  le
Glosse di Marx al Programma di Gotha.
     Si   vennero   a   determinare  due  schieramenti,  differenziati
nettamente sull'interpretazione di un punto essenziale delle teorie di
Marx: la transizione al socialismo.
     Da  una parte era il gruppo che faceva capo a Wilhelm Liebknecht,
che  in  qualche modo dava per scontata - in una Germania egemonizzata
dalla  Prussia  - la possibilit del passaggio pacifico  alla  societ
comunista.  A  questo  proposito il vecchio Engels  not:  Si  d  ad
intendere  a  se  stessi e al partito che "la societ  attuale  si  va
avviando al socialismo", senza domandarsi se essa non debba insieme, e
altrettanto  necessariamente, avviarsi ad  uscire  dalla  sua  vecchia
costituzione sociale, e far saltare con la violenza questo suo guscio,
come fa il granchio con il proprio(116).
     Sul  versante  opposto  era il gruppo  che  faceva  capo  a  Karl
Kautsky  e  a  Eduard Bernstein, che si presentavano come i  difensori
dell'ortodossia marxista.
     In  realt  il  marxismo di Kautsky - che esce vincitore  dallo
scontro  con  la  destra  riformista  del  partito  -    fortemente
influenzato dal meccanicismo positivista: La societ capitalistica ha
chiuso  bottega;  la  sua  dissoluzione   solo  questione  di  tempo;
l'inarrestabile sviluppo economico porta alla
     
     p 63 .
     
     bancarotta del modo di produzione capitalistico con necessit  di
legge naturale. La creazione di una nuova forma di societ al posto di
quella  attuale non  pi solo qualcosa di desiderabile ma  diventato
inevitabile(117).
     Questa  evoluzione  all'interno della sinistra  trova  sostegno
nelle  posizioni dello stesso Engels, che - proprio nello  scritto  in
cui si mostra fautore di una rottura violenta del guscio autoritario
della societ tedesca - si dichiara convinto della possibilit di  una
evoluzione naturale e pacifica verso il socialismo: Si pu immaginare
che la vecchia societ possa svilupparsi nella nuova per via pacifica,
in  paesi  nei quali la rappresentanza popolare ha concentrato  in  s
tutto  il  potere, dove la Costituzione consente di fare  ci  che  si
vuole  quando  si  abbia dietro di s la maggioranza  del  popolo,  in
repubbliche  democratiche come la Francia e  l'America,  in  monarchie
come   l'Inghilterra,  dove  sulla  stampa  si  parla  quotidianamente
dell'imminente liquidazione della dinastia, e dove questa  dinastia  
impotente contro la volont popolare(118).
     Oltre  a ci, Kautsky si fa anche portatore di quelle istanze  di
semplificazione  del  marxismo  -   soprattutto  della  riduzione  a
formule, a catechismo - ad uso delle masse: Abbiamo anche bisogno  di
una  sorta  di  catechismo della socialdemocrazia, una guida  per  chi
vuole familiarizzarsi col suo pensiero come anche per l'agitatore  che
a  questo pensiero intende iniziare altre persone(119). Tali istanze,
cui,  come  abbiamo gi detto, era sensibile Engels, ci  sembrano  del
tutto assenti nell'opera di Marx.
     
La Bernstein Debatte.
     
Il confronto fra le due anime del marxismo, quella riformista e quella
rivoluzionaria,  raggiunse in Germania la sua  punta  pi  alta  nella
cosiddetta Bernstein Debatte.
     Eduard  Bernstein  -  che nella polemica  sul  programma  per  il
congresso  di  Erfurt  si era schierato insieme  a  Kautsky  contro  i
riformisti - matura negli anni successivi la convinzione che  alcuni
princpi   di   Marx   debbano  essere  rivisti   e   sottoposti   a
revisione(120). Bernstein espone la sua posizione a partire dal  1895,
con  una  serie di articoli apparsi sulla Neue Zeit. Questi articoli
furono  poi  rielaborati  e  riuniti  in  volume,  con  il  titolo   I
presupposti   del  socialismo  e  i  compiti  della  socialdemocrazia,
pubblicato nel 1899.
     La  critica  di Bernstein al marxismo pu essere sintetizzata  in
tre  punti:  Marx  ed  Engels hanno sbagliato nel valutare  la  durata
dell'evoluzione sociale e politica (i tempi per la fine della  societ
capitalista  e  il passaggio al socialismo sono molto  pi  lunghi  di
quanto  avessero  previsto);  la  concezione  della  rivoluzione  come
rivoluzione  di  minoranza,  cio dell'avanguardia  cosciente  della
classe  operaia raggruppata nel partito comunista  errata; la tattica
insurrezionale deve essere sostituita dall'utilizzazione  del  diritto
di  voto  e  da una crescente presenza della rappresentanza operaia  e
socialista nelle istituzioni.
     
     p 64 .
     
     La  posizione di Bernstein rappresentava in realt una  sorta  di
fotografia della politica messa in atto dalla Socialdemocrazia tedesca
-  che nei documenti di partito si faceva paladina dell'ortodossia  -,
ma  l'adeguamento della teoria alla pratica non piacque  ai  dirigenti
del  partito  e in particolare a Kautsky: le tesi di Bernstein  furono
sconfitte:   ma  i  termini  della  discussione   (riforme   e   via
parlamentare   al   socialismo  oppure  insurrezione   rivoluzionaria)
resteranno aperti per gran parte del ventesimo secolo nella  filosofia
che si  rifatta a Marx e nelle organizzazioni del movimento operaio.

Il marxismo in Italia.
     
La  discussione  in  atto  in Germania si  estese  ben  presto  fra  i
socialisti dell'intera Europa. In Italia, Antonio Labriola  coglie  il
senso  della Bernstein Debatte quando scrive: In verit, al di  sotto
di  tutto  questo  rumore  di  disputa, c'  una  questione  grave  ed
essenziale: le speranze ardenti, vivissime, precoci di qualche anno fa
-  quelle  aspettative dai dettagli e dai contorni  troppo  precisi  -
vengono a cozzare ora contro la pi complicata resistenza dei rapporti
economici   e   contro   i   pi  imbrogliati   congegni   del   mondo
politico(121).
     La  riflessione teorica di Antonio Labriola si intreccia  con  la
sua  analisi  della  situazione  del  movimento  socialista  italiano,
egemonizzato  - dopo la costituzione a Genova, nel 1892,  del  Partito
Socialista  -  da  Filippo  Turati, che  era  schierato  su  posizioni
riformiste  e  paladino  della  via  parlamentare  al  socialismo,  ma
soprattutto fautore di una fusione del marxismo - che pure riteneva la
base  teorica  essenziale  del  socialismo  -  con  elementi  di  tipo
positivistico e filantropico.
     Le  posizioni di Turati erano facilmente assimilabili a quelle di
Bernstein,  ma  Labriola non svolge affatto un  ruolo  assimilabile  a
quello  di  Kautsky:  egli  non si propone di  difendere  una  qualche
ortodossia, ma di ripensare in maniera originale la filosofia di Marx.
     
Antonio Labriola e l'autonomia della classe operaia.
     
Antonio  Labriola,  professore universitario di formazione  idealista,
non    certo  un  fautore dell'insurrezione armata di una  minoranza,
anche  se cosciente, del proletariato: egli, anzi, - consapevole della
complessit  dei  problemi  di  una societ  industriale  in  fase  di
sviluppo  - ritiene che solo un vasto movimento di classe, consapevole
della  propria situazione e dei propri obiettivi, possa assicurare  il
passaggio dalla societ capitalista al socialismo.
     Per  conquistare  questa consapevolezza la  classe  operaia  deve
liberarsi  non  solo  dalle  catene  dello  sfruttamento,   ma   anche
dall'egemonia  culturale  della borghesia.  Questo    uno  dei  punti
fondamentali del pensiero di Labriola: la classe operaia  pu  e  deve
esprimere  una propria cultura, un proprio punto di vista originale  e
autonomo. La politica riformista - e ancor pi gli atteggiamenti
     
     p 65 .
     
     filantropici   e  umanitari  -  vanno  proprio  nella   direzione
opposta:  ripropongono alla classe operaia obiettivi e  valori  tipici
della borghesia.
     Per  favorire  l'autonomia  culturale  e  politica  della  classe
operaia  non servono n la difesa dell'ortodossia, n la pubblicazione
di  catechismi. Il marxismo pu fornire una base scientifica per  la
crescita  del  proletariato, ma a condizione di non essere  ridotto  a
dogmi o a formule: Le stesse teorie marxistiche Labriola scrive  gi
nel  1896 (parlo delle vere) sono ormai in parte inadeguate ai  nuovi
fenomeni economico-politici dell'ultimo ventennio(122).
     Anche  Labriola,  di fronte all'imprevista (da Marx)  complessit
dei problemi, propone una revisione della teoria, ma - nel procedere
a  tale  revisione  -  resta fedele al metodo  marxiano,  e  ripropone
proprio  quell'intreccio fra politica e filosofia  che  era  stato  di
Marx.  Il rapporto fra teoria e prassi non pu essere n dogmatico  n
meccanico, ma deve essere dialettico: nel revisionismo di Bernstein la
teoria  scaturisce  in  maniera passiva dalla pratica  riformista  del
Partito  Socialdemocratico Tedesco, perch  una teoria che  riproduce
passivamente  la prassi; nell'ortodossia di Kautsky la  teoria  appare
sempre  pi separata dalla prassi, e costituisce una sorta di ombrello
ideologico  che influisce sempre meno sull'operato del partito  e  del
movimento;  per  Labriola  gli aggiustamenti  teorici  del  socialismo
scientifico scaturiscono dal confronto continuo e dall'interazione con
i processi storici reali.
     Il  Manifesto  per Labriola il modello ideale di questo tipo  di
lavoro.  Infatti,  dalla breve e concisa esposizione  teorica  del
Manifesto  si pu partire - egli scrive - non in maniera  astratta  e
generica,  come  fanno  tutti coloro che travisano  la  dottrina  del
materialismo   critico,  sia  che  inquadrino  la   nostra   dottrina
materialistica  della  storia  nella concezione  il  pi  delle  volte
fantastica e troppo generica della universale evoluzione, che  gi  da
molti  fu ridotta in nuova metafora di novella metafisica; o  sia  che
cerchino in tale dottrina un derivato del darwinismo, che solo  in  un
certo  modo, ma in senso assai lato, ne  un caso analogico; o che  ci
favoriscano   l'alleanza   e  la  padronanza   di   quella   filosofia
positivistica,   la   quale  corre  dal  Comte,  a   questo   Spencer,
quintessenza di borghesismo anemicamente anarchico: il che  vuol  dire
dare  a  noi per alleati e protettori i dichiarati e decisi  avversari
nostri(123).
     La  dialettica  per Labriola prima di tutto la legge che  regola
la formazione della teoria (filosofia), per dare alla teoria stessa la
possibilit  di trasformarsi davanti al mutare e al complicarsi  delle
situazioni.  Utilizzare la dialettica per profetizzare l'inevitabilit
dell'avvento del socialismo vuol dire ridurla a una delle tante  leggi
oggettive  tanto  care  ai  positivisti e,  quindi,  trasferire  nella
filosofia  del movimento operaio princpi tipicamente  borghesi.  Le
parole di Labriola che abbiamo riportato sono significative: la  presa
di  distanza da Darwin - anche se rispettosa, vista l'ammirazione  che
lo  stesso Marx aveva espresso nei suoi confronti -  netta; durissima
l'opposizione a Comte e a Spencer.
     
p 66 .

La fugace apparizione di Benedetto Croce.
     
In  un  saggio  autobiografico del 1937, Come nacque e  come  mor  il
marxismo  teorico in Italia (1895-1900), Benedetto Croce riferisce  di
una  lettera  scrittagli da Antonio Labriola il  27  aprile  1895  per
annunciargli  la  pubblicazione di un suo  saggio(124)  sulla  rivista
marxista  francese Devenir social, e per proporgli la  pubblicazione
di  quello scritto, sotto forma di opuscolo, anche in Italia.  Questa
lettera  scrive  Croce  segna la data  della  nascita  del  marxismo
teorico in Italia(125). Croce aggiunge: Non gi beninteso, che prima
d'allora  non  si  sapesse nulla del Marx e del suo  Capitale,  e  del
"sopravvalore"  e  del "materialismo storico"; ch anzi  negli  ultimi
anni, la divulgazione di queste teorie era cresciuta col crescere  del
socialismo,  e  nei  giornali e nelle riviste socialistiche  molto  si
dissertava  intorno ad esse, procurando di esporle, di ragionarle,  di
difenderle.  Ma  solo  allora il Labriola, l'unico  tra  i  socialisti
italiani  che  avesse ingegno e preparazione scientifica di  filosofo,
cominci,  in  qualit  di  scrittore, la sua  opera  di  teorico  del
marxismo, ed esercit azione e suscit reazioni, e diede origine a  un
processo  mentale che  quello di cui racconter qui il principio,  il
corso e la fine(126).
     Affascinato  dall'elaborazione teorica di  Labriola,  di  cui  si
fece  editore, lo stesso Croce cominci a occuparsi di marxismo  e,  a
partire   dal   1896,  scrisse  una  serie  di  saggi  sull'argomento,
affrontando   sia  i  temi  inerenti  il  carattere  scientifico   del
materialismo  storico sia gli aspetti pi strettamente  economici  del
pensiero  di  Marx (ad esempio la teoria del valore e  la  caduta  del
saggio di profitto).
     L'interpretazione  del marxismo elaborata da Croce    fortemente
riduttiva  rispetto al pensiero di Marx. Croce tende a circoscrivere
il   valore   della  concezione  materialistica  della   storia:   Il
materialismo  storico  non , e non pu essere,  una  nuova  filosofia
della storia, n un nuovo metodo, ma , e deve essere, proprio questo:
una  somma  di  nuovi  dati, di nuove esperienze,  che  entrano  nella
coscienza  dello storico(127). Privo di ogni forma di  scientificit,
il  materialismo storico per Croce non pu esprimere una sua  autonoma
concezione  generale della realt, ma pu essere usato come  strumento
del tutto empirico, utile in molti casi, inutile in altri(128).
     Con  una  analoga tendenza a circoscrivere, Croce  si  avvicina
anche  ai  problemi sollevati dall'economia marxista: la  teoria  del
valore elaborata da Marx nel Capitale  la determinazione di  quella
particolare  formazione di valore, che ha luogo in  una  data  societ
(capitalista)  in quanto diverge da quella che avrebbe  luogo  in  una
societ  ipotetica  e tipica. E' insomma il paragone  fra  due  valori
particolari(129). Anche qui  negato ogni valore generale al pensiero
di Marx.
     
     p 67 .
     
     Le  critiche  che  Croce  rivolge  al  marxismo,  riducendolo   a
strumenti  empirici, mettono in luce il punto di vista  del  giovane
filosofo  napoletano: solo la scienza pura (sia come  scienza  storica
sia  come scienza economica) pu utilizzare gli strumenti offerti  dal
marxismo, perch  al di sopra di essi e possiede una visione generale
della  realt  che una dottrina - come quella di Marx,  legata  troppo
rigidamente  alla  prassi,  all'individuo  concreto,  alla  situazione
particolare - non pu avere.
     Con  la  raccolta  in  volume,  nel  1900,  dei  suoi  saggi  sul
marxismo, avviene, a giudizio di Croce, la morte del marxismo  teorico
in Italia: lui che ne era stato cinque anni prima l'ostetrico ne  ora
il becchino.

Il marxismo in Francia.
     
Il marxismo incontra nella Francia dell'Ottocento un terreno difficile
per   la   propria  diffusione,  non  solo  a  causa  della   politica
antisocialista  di Napoleone terzo, ma soprattutto perch  la  Francia
era  stata  ed era la patria del positivismo e di quello che  Marx  ed
Engels  chiamavano  socialismo  utopistico:  due  concezioni   della
scienza  e della trasformazione sociale molto diverse dal  marxismo,
se non addirittura opposte ad esso.
     Fra  i  marxisti francesi dell'Ottocento vogliamo ricordare  Paul
Lafargue.  Studente  di  medicina, ader al  movimento  socialista  di
ispirazione  proudhoniana(130); avendo avuto  occasione  di  conoscere
personalmente  Auguste Blanqui(131) e Karl Marx(132), egli  si  spost
sulle posizioni teoriche e politiche di quest'ultimo.
     Come   marxista,  Lafargue  osteggi  con  forza   le   posizioni
anarchiche  che  si  andavano diffondendo  soprattutto  nelle  regioni
latine  dell'Europa  (Italia, Francia  e  Spagna);  ma  di  fronte  al
diffondersi dell'ideologia del lavoro come strumento di progresso e di
emancipazione  della classe operaia, vi si oppose in forma  ironica  e
paradossale:  dando  -  a  nostro avviso  -  un  contributo  originale
all'interpretazione di un punto centrale del pensiero di Marx.
     
p 68 .

Paul Lafargue e il diritto all'ozio.
     
Si   insistito nel dire, fra i commentatori marxisti degli scritti di
Paul  Lafargue,  che  quanto  egli  scrive  nell'opuscolo  Il  diritto
all'ozio   il frutto del suo gusto per il paradosso e che  pertanto
si tratta per prima cosa di non farsi trarre in inganno(133).
     In  realt  le  affermazioni di Lafargue sono molto serie:  Ma
convincere  il  proletariato che la parola d'ordine che  gli    stata
inculcata  perversa, che il lavoro sfrenato al quale si  dato  dagli
inizi  del  secolo   il pi tremendo flagello che mai  abbia  colpito
l'umanit, che il lavoro diverr un complemento del piacere dell'ozio,
un  benefico  esercizio  per  l'organismo umano,  una  passione  utile
all'organismo sociale quando sar saggiamente regolamentato e limitato
a  un  massimo di tre ore al giorno, questo  un compito arduo  al  di
sopra  delle  mie  forze: solo dei fisiologi, degli  igienisti,  degli
economisti comunisti potrebbero affrontarlo. Nelle pagine che seguono,
mi  limiter a dimostrare che, dati i mezzi di produzione moderni e la
loro  illimitata capacit riproduttiva, bisogna reprimere la  passione
aberrante degli operai per il lavoro e obbligarli a consumare le merci
che producono(134).
     Il  lavoro  -  sostiene  Lafargue  -  pu  riconquistare  la  sua
dimensione   naturale  quando  sar  un  complemento  del   piacere
dell'ozio:  quando, cio, non solo non sar pi uno  strumento  dello
sfruttamento  dell'uomo  sull'uomo, ma sar utilizzato  esclusivamente
per  la  soddisfazione dei bisogni di ciascuno, cio  quando  ciascuno
vivr del frutto del proprio lavoro.

Il marxismo in Russia.
     
La  situazione della Russia zarista del diciannovesimo  secolo    del
tutto  particolare  rispetto  al  resto  d'Europa:    l'unico  regime
politico che - nonostante le simpatie per l'illuminismo dimostrate nel
diciottesimo  secolo  dalla zarina Caterina secondo  (1729-1796)  -  
privo  di qualsiasi forma di rappresentanza politica e di costituzione
(autocrazia); pur aprendosi alle innovazioni tecnologiche  provenienti
dall'Occidente  e  iniziando  un processo di  industrializzazione,  la
Russia resta un paese sostanzialmente agricolo; l'agricoltura si fonda
su  una  struttura  produttiva, la comune agricola  (mir),  del  tutto
sconosciuta nel resto d'Europa.
     Il  movimento russo democratico e di opposizione che si  sviluppa
in  questa  situazione    noto  come populismo  (narodnicestvo).  La
prospettiva  di  trasformazione  sociale  nella  quale  si  muovono  i
populisti    quindi molto diversa da quella del resto d'Europa:  essa
non  passa  per il crollo della societ industriale (che in  Russia  
appena  agli  albori),  e sembra avvantaggiata dall'esistenza  di  una
struttura  sociale comunitaria come il mir, che viene visto  come  una
sorta  di ponte verso il socialismo. Aleksandr Ivanovic Herzen (1812-
1870)  - un esponente di primo piano del movimento populista -  ha  in
comune  con  i  socialisti di tutta Europa il rifiuto  radicale  della
societ  borghese, ma si contrappone decisamente al marxismo  (per  il
quale solo la formazione del proletariato
     
     p 69 .
     
     industriale  pu consentire la rivoluzione vittoriosa  contro  la
borghesia), ed esalta la comune rurale: Quale fortuna per  il  popolo
russo l'essere rimasto estraneo a tutti i movimenti politici, estraneo
alla civilt europea, che avrebbe certamente scalzato la comune rurale
e  che  ha  adesso  raggiunto  da sola la  propria  autonegazione  nel
socialismo [...]. L'uomo del futuro in Russia  il contadino (muzik),
cos come in Francia  il lavoratore [dell'industria](135).
     Il  rapporto con la civilt europea , comunque, molto  complesso
ed   al centro di un dibattito molto acceso che divide la Russia  del
secolo  diciannovesimo fra occidentalisti e slavofili. I primi  si
rifanno a un atteggiamento che ha le sue radici proprio nella politica
di  Pietro  il  Grande,  con la fondazione di  Pietroburgo  (finestra
aperta  sull'Europa),  e  di Caterina secondo,  con  le  sue  riforme
ispirate dall'illuminismo. Gli occidentalisti sono molto interessati
alla  discussione filosofica in corso in Europa - e in particolare  in
Germania   -  sul  pensiero  di  Hegel.  I  secondi  insistono   sulla
originalit della situazione russa, non tanto per la posizione storico-
geografica  della  Russia,  quanto per il  carattere  peculiare  della
spiritualit russa, fondata sulla profonda religiosit di quel popolo.
Gli  slavofili,  che  pure guardano alla filosofia  occidentale,  si
riconoscono piuttosto nell'idealismo di Schelling.
     Il  movimento populista vive fino in fondo la contraddizione  che
attraversa  la  Russia nel suo rapporto con l'Europa: da  un  lato  la
repulsione   per   lo  spirito  borghese  che  dominava   l'Occidente,
dall'altro l'attrazione per il pensiero occidentale.
     L'interesse  per la discussione sullo hegelismo porta  i  giovani
studenti   delle   universit  russe  -  e  soprattutto   coloro   che
perfezionano  la  loro preparazione all'estero - in  contatto  con  il
marxismo  e  anche,  come  vedremo pi avanti,  con  la  filosofia  di
Nietzsche.
     
Georgij Valentinovic Plechanov.
     
Il  contributo  pi rilevante alla diffusione del marxismo  in  Russia
viene  da  Georgij  Valentinovic Plechanov. Egli ader  al  movimento
populista,  e  quando, nel 1875, questo si divise in due frazioni,  si
schier  con  quella  che metteva l'accento sulla particolarit  della
situazione  russa  - Zemlja i Volja (Terra e Libert)  -,  il  cui
programma  era  sintetizzabile  in due punti:  democrazia  politica  e
possesso  della  terra.  Il mantenimento e lo  sviluppo  delle  comuni
rurali  avrebbe  consentito al popolo russo di  sottrarsi  al  destino
dello  sfruttamento  capitalistico e di  saltare  questa  tappa  dello
sviluppo economico.
     Plechanov,  che, almeno nelle sue linee essenziali, conosceva  il
pensiero  di  Marx ed Engels, in un articolo del 1878 (La legge  dello
sviluppo economico della societ e i compiti del socialismo in Russia)
tendeva  a  limitare la validit dell'analisi marxista alla situazione
dell'Europa  occidentale, mentre sosteneva che in Russia le  strutture
collettivistiche  del mir avrebbero contenuto in s  le  premesse  per
l'immediato passaggio al socialismo.(136)
     
     p 70 .
     
     Costretto  -  come  molti rivoluzionari  russi  -  all'esilio  in
Occidente, in Svizzera conobbe in maniera pi approfondita le opere di
Marx  ed  Engels  (nel 1882 tradusse per la prima volta  in  russo  il
Manifesto),  e  dette avvio all'elaborazione di un  pensiero  che  ben
presto  lo  avrebbe  portato a un socialismo  marxista  lontano  dalle
concezioni populiste: ritenere che le masse contadine russe siano per
natura comuniste  un'illusione - sostiene ora Plechanov - e solo  lo
sviluppo  delle  relazioni sociali pu garantire il  progresso,  anche
spirituale, degli uomini. La concezione materialistica della  storia
  la  chiave non solo per conoscere il passato dell'umanit, ma anche
per costruirne il futuro.
     L'interpretazione  che  Plechanov d  della  concezione  marxista
della  storia  estremamente schematica: L'idea fondamentale di Marx
egli  scrive si riduce a questo: i rapporti di produzione determinano
ogni altro rapporto che esiste fra gli uomini nella loro vita sociale.
I  rapporti  di produzione sono a loro volta determinati  dallo  stato
delle forze produttive(137).
     Come   si   vede,   sembra  venuta  meno  tutta  la   complessit
dell'intreccio  dialettico  fra  struttura  e  sovrastruttura  che   
presente  nel  pensiero di Marx. Di conseguenza  Plechanov  socialista
rovescia  completamente il rapporto fra operai  e  contadini  presente
nella visione populista della rivoluzione: L'unico scopo reale, per i
rivoluzionari  russi,  pu  essere adesso la  conquista  delle  libere
istituzioni  politiche  da  un lato, dall'altro,  la  preparazione  di
elementi per la creazione del futuro Partito socialista operaio  della
Russia  [e  gli operai industriali] una volta conquistata  la  libert
politica, si organizzeranno in un Partito socialista operaio, il quale
dovr iniziare una propaganda sistematica fra i contadini(138).
     L'elaborazione  teorica di Plechanov - cui abbiamo  accennato  in
maniera  molto schematica - rappresenta di fatto un rovesciamento  del
metodo che essa stessa sostiene. Il marxismo (che come ogni teoria  -
in  termini marxiani - sovrastruttura) viene ad assumere un  ruolo  di
dottrina precostituita valida per qualsiasi situazione strutturale (ad
esempio  la  Russia prevalentemente agricola) e in  grado,  una  volta
propagandata  sistematicamente, di trasformare  in  rivoluzionari  i
contadini  russi, che tali non sono n per natura, n per condizione
economica.
